Gustavo"Dino" Biagi

Gustavo"Dino" Biagi

  Febbraio 09, 2014
  DIno

NOTE BIOGRAFICHE

Gustavo Dino Biagi è nato viveva e operava a Bazzano.
Nel corso del suo cammino pittorico ha conseguito numerosi riconoscimenti e premi in concorsi a carattere nazionale e locale, vincendo tra le altre cose il primo premio quale miglior pittore figurativo moderno, nel concorso nazionale CITTA’ DI CAMERANO.
Ha partecipato a numerose mostre collettive con notevole consenso di pubblico e critica.
Pittore spatolista, moderno macchiaiolo, si esprime con una tecnica mista molto particolare e suggestiva; tecnica alla quale è arrivato attraverso varie fasi e studi delle varie forme pittoriche con colori ad olio.
Traspare nella sua pittura, atta più alla sua ricerca suggestiva del colore che della forma, un carattere forte e fantasioso e una grande sensibilità artistica in una visione particolare dei paesaggi che lo circondano, nei quali, si intersecano toni violenti e contrastanti e paesaggi dolci e sfumati.

CENNI BIOGRAFICI

Nascere e vivere nell'immediato dopoguerra non è cosa facile, per nessuno.
Gustavo e la sua famiglia non fanno eccezione. Sono tempi in cui è necessario accontentarsi di poco, a volte anche di niente. Gustavo cresce come tutti i bambini in quegli anni di rinascita dopo la catastrofe della guerra. Gioca in cortile con i suoi fratelli e i suoi amici, si costruisce i giocattoli nella falegnameria del nonno materno, e frequenta la scuola da alunno studioso e attento. E' un bambino dall'atteggiamento umile e riservato, abituato ad accontentarsi di poco, e il poco che ha gli basta, ma porta nel cuore una grande gioia di vivere, e una grande voglia di fare della sua vita qualcosa di speciale.
Da adolescente si diverte assieme ai suoi amici, uno in particolare che non avrà difficoltà a riconoscersi, a frequentare le sale da ballo, perdendosi nei mille intrighi e nelle intricate vicende entro cui conducono gli amori giovanili e l'entusiasta scoperta del mondo femminile.Sono gli anni in cui comincia anche a lavorare, partendo dal gradino più basso, iniziando di fatto a raccogliere un bagaglio di esperienza che in futuro gli tornerà enormemente utile per costruire una carriera professionale che si rivelerà brillante e costellata di successi e soddisfazioni.
Negli stessi anni comincia anche il suo rapporto con la società sportiva parrocchiale U.S. Tenace di Bazzano, condotta con grande cuore ma senza praticamente alcun mezzo dall'allora parroco di Bazzano, Don Bruno. Diventa allenatore di una compagine che nel tempo riesce ad ottenere successi sempre più ragguardevoli, raggiungendo livelli di prestigio che le finanze della società sportiva non sono più in grado di sostenere. Fa già giocare la sua squadra col moderno modulo a zona, quando il calcio italiano si risolve ancora tutto nelle tradizionali regole della marcatura a uomo e del catenaccio difensivo. Gli piace vincere, non c'è dubbio, ma accetta sportivamente anche la sconfitta, poiché le cose che gli interessano maggiormente sono stare in mezzo ai ragazzi all'aria aperta, fare parte di un'esperienza di sana condivisione, costruire molto con poco, essere parte di qualcosa di bello per il piacere di assaporare il gusto buono che hanno solo le cose più semplici e più vere.
La tarda adolescenza è il momento in cui conosce Maura, la donna della sua vita. Una ragazza di Maranello mora, con la frangia e gli occhi che sembrano due scintille. Un suo amico lo avverte: "attento Dino, che a Maranello si resta incastrati", ma lui per fortuna non gli dà ascolto. Si incontrano, neanche a dirlo, in una sala da ballo a Pozza di Maranello. Gustavo, come si usa in quegli anni, fa un giro per il locale, vede Maura seduta a bordo pista e con un gesto della mano la invita a ballare. Lei accetta l'invito e, un ballo dopo l'altro, le loro vite si uniscono per non separarsi più.
Quella ragazzina semplice ed entusiasta diventa sua moglie, la madre dei suoi figli, la sponda su cui tante volte si posa per non sbandare, la donna attraverso cui Gustavo, per tutta la vita, declina la parola amore.
Sono passati da poco i vent'anni, Gustavo e Maura si sposano. Passa pochissimo tempo e arrivano Gianmarco prima e Lorenzo poi. I loro figli, la luce dei loro occhi, coloro che per Gustavo, assieme a Maura, rappresentano l'unica vera ragione di vita.
Da quel momento in poi, ogni suo pensiero, ogni suo gesto, ogni suo respiro viene profuso al solo scopo di far sì che la vita della sua famiglia sia un po' meglio di ieri e un po' peggio di domani. Il suo è un approccio di dedizione completa e incondizionata volto a proteggere e coltivare l'amore per sua moglie e per i suoi figli.
Sono gli anni settanta, e le ristrettezze del dopoguerra sono già un capitolo chiuso. L'Italia sta ancora godendo dei benefici che il boom economico degli anni sessanta ha riverberato in tutto il paese. La carriera di Gustavo comincia a procedere con falcate sempre più ampie, e il livello di responsabilità professionale che gli viene attribuito aumenta di incarico in incarico, di azienda in azienda.
In quel periodo della sua vita comincia a sviluppare interesse per le arti figurative, e la sua prima manifestazione passa attraverso la fotografia. Compra una macchina fotografica reflex della Minolta, macchina che terrà e utilizzerà per tutta la vita. La sua capacità di fare con poco e farselo bastare è rimasta inalterata dai tempi dell'infanzia, nonostante le condizioni sociali ed economiche nella sua vita siano ormai nettamente migliorate.  Con quella stessa macchina scatterà nell'arco degli anni migliaia di fotografie, per lo più in bianco e nero, che svilupperà in gran parte con le sue stesse mani, utilizzando una camera oscura allestita assieme ad un gruppo di suoi amici fotografi presso il deposito attrezzi dell'asilo delle suore, a Bazzano. Sperimenta, ricerca, approfondisce la materia della fotografia, sviluppando in questo modo una vera passione per il concetto di creazione dell'immagine.
Verso i quarant'anni, grazie alle sue capacità e alla stima guadagnata nell'arco di anni di impegno professionale,  Gustavo diventa dirigente d'azienda. Con questo ruolo, che svolgerà per altri vent'anni circa, la sua carriera approda al gradino più alto, completando un percorso iniziato circa venticinque anni prima. L'apice lo raggiunge negli ultimi anni della sua vita lavorativa mentre ricopre l'incarico di amministratore delegato di un'azienda metalmeccanica. In quel periodo trasforma l'azienda che ha ricevuto in gestione da piccola realtà artigianale a industria apprezzata e capace di riscuotere successo internazionale, riceve il premio Mercurio d'oro per la civiltà del lavoro, e viene infine insignito di una laurea ad honoris causa in Ingegneria Meccanica da un'Università statunitense.
Parallelamente alla cura per la sua vita professionale, Gustavo si interessa da uomo poliedrico quale è sempre stato, ad altre attività che impegnano il suo (poco) tempo libero. In particolare si dedica alla pesca di fiume, alla bicicletta nei periodi estivi e allo sci alpino e da fondo in quelli invernali. Tutte attività a cui Gustavo approccia in modo amatoriale e da autodidatta, poiché le finalità non sono quelle agonistiche, ma piuttosto quelle di creare occasioni di condivisione con i suoi amici di sempre e aiutarlo a dissipare la fatica a cui la sua pesante vita professionale lo sottopone.
L'interesse per la fotografia nell'arco degli anni non scompare, ma si affievolisce molto. Contestualmente, sviluppa una nuova passione destinata a non abbandonarlo mai più, che rappresenta di fatto il naturale prolungamento della sua esperienza fotografica: la pittura. Il suo percorso pittorico si sviluppa partendo da uno stile classicamente figurativo che negli anni, evolvendosi, approda ad una forma del tutto personale. Si allontana dal concetto di disegno e si concentra maggiormente sulla composizione di immagini basate sull'uso del colore, inteso come potente forma espressiva. Gustavo usa i pennelli per i fondali e la spatola per le forme, impalpabili e lievi i primi, materiche e prepotenti le seconde. I suoi sono dipinti dal forte impatto visivo e dallo spiccato potere evocativo, contraddistinti da una evidente riconoscibilità stilistica. Nei suoi quadri Gustavo mette tutto se stesso, le sue gioie, i suoi turbamenti, gli stati d'animo che attraversano la sua esistenza, condizionandolo sia come uomo che come artista.
Verso i sessant'anni Gustavo decide di porre fine alla sua carriera lavorativa. Appagato dai successi ottenuti in mezzo a tante difficoltà, ma anche stanco per le tante fatiche a cui si è dovuto sottoporre nell'arco degli anni.
Questa è la stagione in cui si dedica col cuore pieno di amore ed entusiasmo a svolgere il suo nuovo ruolo di nonno. Carlotta e Rebecca, figlie di Gianmarco e Monia, assieme a Viola, figlia di Lorenzo e Gloria, diventano la sua nuova ragione di vita. Si dedica alle sue nipotine come un nonno presente e amorevole, passando con loro la maggiore quantità di tempo possibile.
Sono anche gli anni in cui Gustavo si dedica a dare il suo personale contributo al compartimento culturale della sua amata città: Bazzano. Collabora all'apertura della filiale locale dell'Università della Terza Età "Natalia Ginzburg" di Vignola. Attraverso questa struttura, con il patrocinio ed il sostegno della Fondazione Rocca dei Bentivoglio e dell'Associazione Culturale Terre del Samoggia, organizza a Bazzano vari corsi fra i quali quelli di storia dell'arte, filosofia e scacchi, oltre ad alcune interessanti ed apprezzate visite guidate presso musei e mostre di pittori e scultori noti ed affermati.
Collabora all'organizzazione di vari convegni tenuti presso varie strutture sul territorio di Bazzano e dei Comuni limitrofi sui temi dell'ecologia e delle nuove forme di energia rinnovabili ed ecosostenibili, invitando di volta in volta relatori di reputazione e fama internazionali.
Assieme ad un entusiasta gruppo di persone formatosi durante i vari corsi di filosofia tenuti fra Bazzano e Vignola, contribuisce all'aggregazione di un nuovo collettivo di discussione sui grandi temi e sui grandi interrogativi della vita, sovrapponendoli alle problematiche più strettamente legate alla nostra società e alla vita dell'uomo contemporaneo. I caffè filosofici itineranti così organizzati, sono tuttora una realtà viva e florida che, a modo suo, contribuisce ancora oggi a rendere il nostro mondo un luogo meno gretto e più attento ai bisogni del prossimo.
La mattina del 20 Febbraio 2013 Gustavo si congeda dalla vita. Controvoglia, non per sua scelta e facendo molto rumore.